Ringhio: "Aver regalato gli Europei a Domenech mi fa girare le scatole"
Sbuca dagli spogliatoi canticchiando la colonna sonora del Mondiale, «po, poropopo, po, po...», Fabio Cannavaro, per poi spalancare il sorriso davanti alle tv: «Siamo un gruppo forte e compatto - attacca il capitano - che quando vuole qualcosa alla fine la ottiene. Giochiamo da campioni del mondo». I ragazzi di Berlino sono tornati e il prossimo anno vogliono annettersi l'Europa: quella doppietta sfuggita agli eroi dell'82. «Ma mica pensiamo a questa cosa qui, perché anche loro furono bravissimi», smorza il paragone Cannavaro, che pure era stato acchiappato al volo da Luca Toni. Anche mandando al diavolo i confronti con il passato, si è rivista una Nazionale tosta: «Noi siamo un gruppo - spiega ancora il capitano - che nei momenti più difficili tira fuori gli attributi». Però, ieri sera, quando la Scozia era all'arrembaggio, pure lui ha scricchiolato, almeno nei pensieri: «Un po' di paura l'ho avuta sull'uno a uno, perché vedevo troppa gente con la testa bassa. Ma subito dopo ci siamo nuovamente ritrovati. Ed è davvero facile fare il capitano di una squadra con questi campioni». È il momento di lucidare Donadoni, che lascerà due giorni liberi alla squadra: «Lui è stato bravo - continua il difensore del Real Madrid - perché ha ricompattato il gruppo e fatto riaccendere gli stimoli: non era facile, dopo la sbornia mondiale».
Ringrazia il ct anche Cristian Panucci, quasi con le lacrime agli occhi: «Sono commosso - dice il romanista - e stavo per piangere. Non pensavo più di poter vivere serate così. Invece è arrivato anche il gol, al 90', che vale la qualificazione. Sono molto orgoglioso per questo e per una persona che stimo molto: mi fa davvero piacere averglielo regalato». È l'ennesima rivincita per il difensore, che sotto il regime di Lippi era stato spedito al confino e che al figlio Juan aveva detto di essere ormai troppo vecchio per la Nazionale. Invece no: l'antico compagno del Milan gli ha ridato la maglia e la felicità. E un po' di rabbia agonistica, scaricata nell'urlo finale, sotto la tribuna dov'erano seduti il fratello Patrick e la mamma Claudia: «Penso sia il gol più importante della carriera».
Recuperano pezzi, questi campioni del mondo, e ci attaccano gente inedita, come Antonio Di Natale. L'attaccante dell'Udinese si prende pure quel gol che l'arbitro gli ha annullato: «Era buono e lo dedico a mia mamma Giovanna», scomparsa un mese fa. L'unico dispiacere è l'aver dato una mano alla Francia, come aveva scritto ieri mattina il quotidiano L'Equipe: «Forza Italia». Una sorprendente intesa tra le due rivali, tanto che alla fine della partita il presidente della federazione francese Jean-Pierre Escalettes ha telefonato al numero uno della federcalcio italiana Abete. Congratulazioni agli azzurri e ringraziamenti per aver regalato la qualificazione anche alla nazionale transalpina.
Cannavaro sorride: «Loro ci volevano fare lo sgambetto e noi li abbiamo fatti qualificare». Ride amarognolo pure Gigi Buffon: «Strana la vita perché facciamo andare avanti la squadra con la quale abbiamo lottato di più. Forse era meglio il pareggio». Gattuso, sul tema, entra a piedi uniti: «Mi girano un po' le scatole, solo perché abbiamo qualificato Domenech, che in questi mesi ha detto un sacco di sciocchezze. Spero di potergli dare un'altra lezione agli Europei». Dentro uno stadio festante, davanti a una Nazionale eliminata, era difficile non pensare al pallone italiano: così diversi azzurri, da Panucci a Cannavaro, hanno dedicato la vittoria a Gabriele Sandri e alla sua famiglia. «Però - riflette Gattuso - non ci si può sempre rifugiare dietro le vittorie dell'Italia per nascondere i problemi del nostro calcio, che invece andrebbero affrontati e risolti». Già.
Sbuca dagli spogliatoi canticchiando la colonna sonora del Mondiale, «po, poropopo, po, po...», Fabio Cannavaro, per poi spalancare il sorriso davanti alle tv: «Siamo un gruppo forte e compatto - attacca il capitano - che quando vuole qualcosa alla fine la ottiene. Giochiamo da campioni del mondo». I ragazzi di Berlino sono tornati e il prossimo anno vogliono annettersi l'Europa: quella doppietta sfuggita agli eroi dell'82. «Ma mica pensiamo a questa cosa qui, perché anche loro furono bravissimi», smorza il paragone Cannavaro, che pure era stato acchiappato al volo da Luca Toni. Anche mandando al diavolo i confronti con il passato, si è rivista una Nazionale tosta: «Noi siamo un gruppo - spiega ancora il capitano - che nei momenti più difficili tira fuori gli attributi». Però, ieri sera, quando la Scozia era all'arrembaggio, pure lui ha scricchiolato, almeno nei pensieri: «Un po' di paura l'ho avuta sull'uno a uno, perché vedevo troppa gente con la testa bassa. Ma subito dopo ci siamo nuovamente ritrovati. Ed è davvero facile fare il capitano di una squadra con questi campioni». È il momento di lucidare Donadoni, che lascerà due giorni liberi alla squadra: «Lui è stato bravo - continua il difensore del Real Madrid - perché ha ricompattato il gruppo e fatto riaccendere gli stimoli: non era facile, dopo la sbornia mondiale».
Ringrazia il ct anche Cristian Panucci, quasi con le lacrime agli occhi: «Sono commosso - dice il romanista - e stavo per piangere. Non pensavo più di poter vivere serate così. Invece è arrivato anche il gol, al 90', che vale la qualificazione. Sono molto orgoglioso per questo e per una persona che stimo molto: mi fa davvero piacere averglielo regalato». È l'ennesima rivincita per il difensore, che sotto il regime di Lippi era stato spedito al confino e che al figlio Juan aveva detto di essere ormai troppo vecchio per la Nazionale. Invece no: l'antico compagno del Milan gli ha ridato la maglia e la felicità. E un po' di rabbia agonistica, scaricata nell'urlo finale, sotto la tribuna dov'erano seduti il fratello Patrick e la mamma Claudia: «Penso sia il gol più importante della carriera».
Recuperano pezzi, questi campioni del mondo, e ci attaccano gente inedita, come Antonio Di Natale. L'attaccante dell'Udinese si prende pure quel gol che l'arbitro gli ha annullato: «Era buono e lo dedico a mia mamma Giovanna», scomparsa un mese fa. L'unico dispiacere è l'aver dato una mano alla Francia, come aveva scritto ieri mattina il quotidiano L'Equipe: «Forza Italia». Una sorprendente intesa tra le due rivali, tanto che alla fine della partita il presidente della federazione francese Jean-Pierre Escalettes ha telefonato al numero uno della federcalcio italiana Abete. Congratulazioni agli azzurri e ringraziamenti per aver regalato la qualificazione anche alla nazionale transalpina.
Cannavaro sorride: «Loro ci volevano fare lo sgambetto e noi li abbiamo fatti qualificare». Ride amarognolo pure Gigi Buffon: «Strana la vita perché facciamo andare avanti la squadra con la quale abbiamo lottato di più. Forse era meglio il pareggio». Gattuso, sul tema, entra a piedi uniti: «Mi girano un po' le scatole, solo perché abbiamo qualificato Domenech, che in questi mesi ha detto un sacco di sciocchezze. Spero di potergli dare un'altra lezione agli Europei». Dentro uno stadio festante, davanti a una Nazionale eliminata, era difficile non pensare al pallone italiano: così diversi azzurri, da Panucci a Cannavaro, hanno dedicato la vittoria a Gabriele Sandri e alla sua famiglia. «Però - riflette Gattuso - non ci si può sempre rifugiare dietro le vittorie dell'Italia per nascondere i problemi del nostro calcio, che invece andrebbero affrontati e risolti». Già.


